Il progetto del Santo Volto di Gesù alla Magliana nasce alla fine degli anni Novanta, quando Piero Sartogo e Nathalie Grenon vengono chiamati a confrontarsi con una delle periferie più problematiche di Roma. La scelta del luogo non è secondaria: la Magliana è un quartiere caratterizzato da una forte densità abitativa e da una storia segnata da conflitti sociali, edilizia abusiva e trasformazioni urbane spesso prive di una reale progettazione degli spazi collettivi.
È proprio questa condizione a diventare il punto di partenza del progetto. Più che inserirsi solo nel tessuto esistente, la chiesa cerca di restituire al quartiere uno spazio pubblico, assumendo una funzione che va oltre quella strettamente religiosa. Il sagrato viene infatti concepito come una piazza, trasformandosi in un luogo aperto alla comunità e creando quella dimensione di incontro e condivisione che mancava nel quartiere.
Anche la particolare conformazione dell’area contribuisce a definire l’architettura. Il lotto, di dimensioni ridotte e compresso tra via della Magliana e una strada laterale, non offre la possibilità di costruire un edificio isolato e monumentale secondo i modelli tradizionali. Sartogo e Grenon rispondono a questa condizione attraverso una composizione geometrica, organizzata intorno alla croce, che viene collocata all’esterno e diventa il riferimento visivo e compositivo dell’intero organismo architettonico.
La riconoscibilità della chiesa non deriva quindi dalla presenza di un campanile tradizionale, ma dalla particolare configurazione del volume e soprattutto dalla grande semicupola, che emerge come elemento caratterizzante dell’edificio.
Un aspetto centrale del progetto è il coinvolgimento diretto di diversi artisti contemporanei, chiamati a intervenire negli spazi della chiesa con opere pensate in relazione all’architettura. Chiara Dynys realizza elementi scultorei luminosi sui quali compare una frase di Sant’Agostino. Carla Accardi introduce una trama astratta. Jannis Kounellis interpreta il volto di Cristo attraverso un’incisione nella ghisa, mentre Eliseo Mattiacci realizza una croce sospesa, capace di riflettere la luce del sole. Alla Via Crucis in terracotta di Mimmo Paladino si affianca l’opera di Piero Ruffo, incentrata sul volto di Gesù, tema richiamato anche dal titolo stesso della chiesa. L’ambulacro dell’aula è invece caratterizzato dalla pittura murale di Marco Tirelli, mentre Giuseppe Uncini interviene lungo il perimetro con i suoi tondini di ferro, normalmente inglobati nel cemento e qui lasciati emergere nella loro dimensione plastica.
Non si tratta, quindi, di decorare successivamente uno spazio già concluso: le opere vengono pensate in relazione all’edificio e partecipano alla definizione della sua identità.
La chiesa diventa in questo senso un luogo di sperimentazione, nel quale l’architettura non costituisce semplicemente il contenitore delle opere, ma dialoga con esse. Spazio, materia, luce e opere d’arte concorrono alla costruzione di un’esperienza complessiva, arte e architettura non rimangono discipline separate, ma si intrecciano.
crediti foto Bruno Panieri
- Comune: Roma
- Località: Portuense
- Denominazione: CHIESA DEL SANTO VOLTO DI GESÙ
- Indirizzo: Via della Magliana
- Data: 1998 – 2006
- Autori principali: Piero Sartogo, Nathalie Grenon





