La chiesa dello Spirito Santo, in via Juvara a Palermo, si inserisce nel tessuto urbano con un’architettura lontana dall’immagine tradizionale dell’edificio religioso. La sua storia prende forma negli anni Trenta del Novecento, quando la nuova parrocchia viene ampliata e trasformata secondo un linguaggio che guarda con decisione alla modernità.
Il carattere razionalista dell’edificio si deve all’architetto Salvatore Caronia Roberti, che si avvale della collaborazione del figlio Giuseppe per il disegno della facciata. Allievo e collaboratore di Ernesto Basile, Caronia Roberti (Palermo, 1887-1970) è tra i progettisti più prolifici del Novecento siciliano e si muove con disinvoltura tra registri diversi, dal liberty al déco, fino al razionalismo. La composizione si affida a geometrie nette, proporzioni controllate e una decorazione ridotta all’essenziale. La facciata in laterizio a vista, segnata dalla regolarità delle aperture e dalla scritta in marmo bianco Spiritui Sancto dicatum, costruisce un’immagine sobria e austera, in cui la materia diventa parte integrante della composizione architettonica.
Il progetto riflette una stagione in cui anche l’architettura religiosa cerca un rapporto diverso con il proprio tempo. La chiesa non rinuncia alla sua funzione simbolica, ma la interpreta attraverso un linguaggio nuovo, fatto di ordine, misura e chiarezza costruttiva. Lo spazio non è definito dall’apparato decorativo, ma dal rapporto tra volumi, luce e struttura.
La chiesa dello Spirito Santo rappresenta così una piccola ma interessante testimonianza della Palermo del Novecento: una città che, accanto al patrimonio storico, costruisce nuovi luoghi e nuove forme. Il suo razionalismo non cerca di imporsi, ma emerge nella semplicità della composizione e nella scelta di affidare all’architettura stessa, più che all’ornamento, il compito di esprimere il carattere dell’edificio.
Stefano Monteleone
Foto di Stefano Monteleone





