Il progetto del complesso parrocchiale e della chiesa della Beata Vergine Assunta di Bannari prende avvio nel 2009 quando si rende necessaria la demolizione del precedente edificio, costruito negli anni Sessanta del Novecento e dichiarato inaccessibile per gravi problemi statici e geotecnici.
La proposta si fonda su un impianto planimetrico e su un progetto di suolo molto chiari e semplici: un grande muro lapideo cavo, orientato secondo l’asse est-ovest, divide in due porzioni l’area e risolve tutte le complessità topografiche del sito; da un lato (a nord del muro) trova collocazione lo spazio dell’aula liturgica e dei locali annessi, mentre dalla parte opposta si organizza uno spazio pubblico che, dilatando il percorso della strada principale del centro abitato, introduce un luogo di stasi e di contemplazione del paesaggio storico della Marmilla. La relazione fra lo spazio pubblico (quasi un luogo di raduno a lato dell’aula) e il volume della chiesa è risolta nel muro attraverso una contrapposizione netta fra orizzontale e verticale.
Il complesso liturgico ospita circa 150 fedeli e si compone di tre elementi volumetrici principali:
- Il muro cavo che ospita i luoghi liturgici principali (il battistero con il fonte battesimale in prossimità dell’ingresso, la penitenzieria con il confessionale, la cappella dell’adorazione con il tabernacolo accanto al presbiterio);
- Il volume laterale che, sostenendo la copertura inclinata appoggiata al muro, raccorda l’edificio al suolo in pendenza e ospita la bussola di ingresso, un piccolo patio, il coro e la sacrestia;
- L’aula liturgica protetta dalla copertura inclinata, tesa fra il muro e il volume laterale, che genera un riparo essenziale per i fedeli e la loro cura spirituale.
Ortogonalmente al muro, infine, sulla parte bassa del lotto verso est, si trova una porzione del corpo di fabbrica originale destinato ai locali ministeriali (aule per il catechismo e le attività della parrocchia, il salone parrocchiale), oggetto di riqualificazione e integrazione.
Il muro, coerentemente con la cultura architettonica locale, condensa una molteplicità di significati: il muro infatti ospita i luoghi liturgici del complesso, definendo le relazioni gerarchiche fra le varie fasi del rito sia in termini spaziali che temporali; il muro è attraversato nel suo spessore dalle cavità che convogliano la luce all’interno dell’aula creando effetti di illuminazione naturale di forte suggestione, sempre variabili e in accordo con le funzioni liturgiche; il muro risolve le relazioni fra dentro e fuori e fra sotto e sopra; il muro organizza la circolazione del complesso e del rito accompagnando il percorso processionale e sottendendo l’ingresso monumentale all’aula; il muro realizza l’unico elemento di sostegno strutturale esplicito, configurandosi come un monolite stereotomico di basalto; il muro contiene la torre campanaria senza che questa svetti più in alto del suo profilo. In sintesi, il muro costituisce l’elemento polarizzante dell’intero complesso, la regola del progetto.
L’accesso allo spazio liturgico dell’assemblea costituisce una prima esperienza spirituale, un percorso di preparazione dei fedeli attraverso una sequenza di spazi a compressione variabile, prima esterni e poi interni, illuminati perlopiù per mezzo di una “tenda” in acciaio corten permeabile che, disposta in facciata, ne connota il linguaggio.
La luce governa il carattere dell’aula e dei luoghi liturgici e penetra all’interno secondo tre modalità differenti:
- dal muro, attraverso le cavità che lo attraversano dall’esterno all’interno;
- dalle testate triangolari, attraverso l’azione filtrante e distorcente operata dalle “tende” tridimensionali di acciaio corten;
- dal basso, attraverso il patio interno collocato nel basamento laterale.
L’aula liturgica ha un carattere ombroso, illuminato da fasci di luce variabili, polarizzati da dispositivi volumetrici di controllo e filtraggio (le tende di corten, le cavità del muro appunto).
L’edificio è realizzato con lastre di pietra basaltica locale che rivestono il nucleo di cemento armato del muro regolatore, dentro come fuori; da superfici intonacate bianco calce che conferiscono un forte carattere astratto al basamento dei locali ministeriali e al volume perfettamente cubico del battistero; dall’acciaio corten per i dispositivi permeabili di facciata e gli elementi di arredo più significativi come la cassa campanaria, incastonata nella sommità del muro e la cappella dell’adorazione; infine, il legno per i pavimenti e gli arredi interni come il confessionale e le panche a cui spetta il compito di rendere accogliente e domestico lo spazio.
Gli elementi di arredo sacro come l’altare, l’ambone, il fonte battesimale e le acquasantiere sono concepiti come monoliti puri di marmo bianco di Orosei. Il crocefisso, nero e metallico, è un’opera contemporanea commissionata all’artista Ermenegildo Atzori specificamente per la nuova chiesa ed è rivestito di piombo fuso colato su base scolpita di larice.





