La Basilica Mauriziana riapre dopo sette anni di chiusura
Chiusa al pubblico dal 2019, la Basilica Magistrale dei Santi Maurizio e Lazzaro di Torino riapre i suoi spazi al culto e alle visite dopo i lavori di restauro della cupola e del tamburo dell’aula.
Sette anni di chiusura, un cantiere a oltre quaranta metri d’altezza e un grande affresco con più di trecento figure: la Basilica Mauriziana riapre al pubblico domenica 25 ottobre, dopo gli interventi di restauro e messa in sicurezza della cupola e del tamburo dell’aula. Nel cuore di Torino, all’incrocio tra via Milano e via della Basilica, torna accessibile la Basilica Magistrale dei Santi Maurizio e Lazzaro, con il suo patrimonio architettonico e decorativo, legato alla storia dell’Ordine Mauriziano e della dinastia sabauda.
Al centro dell’intervento, la cupola decorata da Paolo Emilio Morgari tra il 1858 e il 1859 con il Trionfo della Croce, un’opera monumentale che torna a essere leggibile nella ricchezza della composizione e dei colori. La riapertura restituisce così alla fruizione pubblica non soltanto uno spazio rimasto a lungo chiuso, ma anche la possibilità di conoscere da vicino un patrimonio che racconta, attraverso le sue architetture e le sue decorazioni, diverse stagioni della storia di Torino.
IL RESTAURO
L’intervento ha riguardato il restauro e la messa in sicurezza della cupola e del tamburo dell’aula, interessati da un grave stato di degrado che impediva l’accesso alla basilica. A circa quaranta metri d’altezza, il cantiere ha affrontato il recupero di una delle parti più significative dell’edificio, riportando a una migliore leggibilità l’affresco di Paolo Emilio Morgari, con le sue oltre trecento figure. L’opera, realizzata nel 1858-1859, rappresenta il Trionfo della Croce e costituisce uno degli elementi centrali del patrimonio decorativo della basilica. Il restauro ha permesso di recuperare la leggibilità cromatica e compositiva della pittura e di approfondire la tecnica esecutiva del Morgari, rivelando un uso magistrale dell’esecuzione a fresco integrato da finiture a secco, tratteggi raffinati e la presenza di elementi polimaterici in rilievo. L’uso di materiali diversi dall’intonaco dipinto non è così sorprendente, ma è particolare il numero eccezionale degli elementi in legno trattati in modo non comune e la presenza di lunghe corde sorrette dagli angeli che sostenevano un grande telo “a foggia di baldacchino” appeso alla base del lanternino, al colmo della cupola, per distribuire la luce senza disturbare la fruizione del dipinto, un’espediente unico di cui non si conoscono eguali. Le ricerche condotte sui documenti dell’Archivio Storico dell’Ordine Mauriziano hanno permesso di chiarire anche i tempi effettivi del cantiere: 21 mesi – dal 9 aprile 1858, data della firma del contratto, alla fine del 1859 – un periodo ben più lungo degli 8 mesi esaltati dal giornalista Giuseppe Bertoldi nelle sue cronache dell’epoca. Accanto al grande affresco di Paolo Emilio Morgari, la cupola ospita le figure dei santi Maurizio e Lazzaro, di Amedeo IX e di Umberto III, i due Beati Sabaudi, dipinti da Francesco Gonin nei pennacchi, tra i quattro archi, non ancora restaurati.
Il costo complessivo dei lavori è stato di 619.381,23 euro. La Fondazione Ordine Mauriziano ha sostenuto il 60% della spesa con risorse proprie; l’intervento rientra inoltre tra quelli ammissibili ai contributi in conto capitale del Ministero della Cultura. Il progetto è stato coordinato dalla Fondazione Ordine Mauriziano e dallo studio DE.ARCH (Milone, Maiocchi, Fenoglio), con il coinvolgimento della Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio del Politecnico di Torino, della Fondazione Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”, della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Torino e dell’Arciconfraternita dei Santi Maurizio e Lazzaro.
UNA STORIA LEGATA ALLA CITTÀ E ALL’ORDINE MAURIZIANO
La grande chiesa dell’Ordine Cavalleresco dei Santi Maurizio e Lazzaro, all’incrocio tra via Milano e via della Basilica, nel pieno centro di Torino, è un edificio a croce greca, con l’asse maggiore posto in obliquo rispetto alla maglia viaria in cui è inserita. L’aula, sormontata da una grande cupola affrescata a pianta ellittica, termina in un breve presbiterio, dietro il quale si trova il coro a pianta circolare, sormontato da una volta affrescata.
La Basilica Mauriziana sorge sull’antica chiesa dedicata a San Paolo e la sua storia è legata alla confraternita di Santa Croce, la più antica di Torino, e all’Ordine Mauriziano. Nel 1572 la confraternita ottenne l’uso dell’antica chiesa parrocchiale di San Paolo, costruzione romanica risalente al 1207. La chiesa venne rimodernata nel 1678, su progetto dall’architetto Antonio Bettino, già collaboratore di Guarini nel cantiere della cappella della Sindone e di Amedeo di Castellamonte e nel 1703 l’architetto Antonio Bertola realizzò l’altare maggiore. Nel 1729 il re Vittorio Amedeo II impose la cessione della chiesa all’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, al fine di costruirla come Basilica Magistrale dell’Ordine e di creare un grande complesso architettonico unendo la chiesa all’attiguo Ospedale, e istituì la Regia Arciconfraternita dei Santi Maurizio e Lazzaro, dalla fusione della Confraternita della Santa Croce e della Confraternita di san Maurizio. La fabbrica della chiesa proseguì nei secoli successivi, con la costruzione della facciata neoclassica su progetto di Carlo Bernardo Mosca, e con il rinnovo di parte dell’apparato decorativo: l’affresco della grande cupola è opera di Paolo Emilio Morgari, mentre gli affreschi dei pennacchi e degli intercolunni sono di Francesco Gonin.
La facciata realizzata nel 1836 presenta un pronao tetrastilo con colonne corinzie e un frontone triangolare, preceduto da una scalinata semicircolare di 5 gradini. Fra le colonne, ai fianchi del portone d’ingresso, sono poste due statue che rappresentano i Santi Maurizio e Lazzaro. L’aula principale, a pianta centrale, presenta otto colonne in blocchi scanalati di pietra di Gassino. La cripta è costituita da una cappella a forma circolare realizzata nel corso dei lavori della nuova chiesa e da una vasta aula a tre navate, scandita da colonne e volte a crociera che riproduce la pianta dell’originaria chiesa di San Paolo. Al suo interno sono conservate le spoglie di generali e funzionari dello stato sabaudo.
Fonti antiche testimoniano che la Basilica Mauriziana era nota non solo per la sua bellezza artistica o per l’adiacente ospedale, ma anche perché custodiva un elevato numero di reliquie di grande importanza per i fedeli. Il corpo di San Teodoro e quello di San Giovenale, una mano di San Dalmazio, un braccio di Sant’Orsola e di Santa Colomba, resti di San Maurizio, di San Francesco di Sales e anche un pezzo del Legno della Croce, lì custodito e venerato ed esposto ogni venerdì di marzo per essere adorato dai fedeli.
IL 25 OTTOBRE UNA GIORNATA TRA VISITE, RESTAURO E MUSICA
La riapertura sarà accompagnata domenica 25 ottobre da Armonie in Basilica. Un dialogo tra patrimonio restaurato e patrimonio vivente, un appuntamento gratuito che mette in relazione il recupero di un edificio storico con una tradizione musicale legata alle corti europee del Settecento.
Alle 16 è in programma la visita guidata (già sold out) Memoria e Contemporaneità: la storia e l’anima della Basilica Mauriziana nel cuore della città, con un percorso dedicato alla storia e al patrimonio della basilica. Alle 17 saranno presentati i lavori di restauro e le prospettive di valorizzazione della basilica. Alle 17.30 l’Orchestra Barocca dell’Accademia di Sant’Uberto sarà protagonista del concerto Musica alla corte del Palatinato. Johann W. A. Stamitz e la Scuola di Mannheim. Il programma comprende quattro sinfonie di Johann Wenzel Anton Stamitz, Franz Xaver Richter e Ignaz Holzbauer, eseguite con strumenti ad arco e due corni da caccia. Alle 19 sarà celebrata la messa domenicale, presieduta da Paul Ndè, rettore dell’Arciconfraternita dei Santi Maurizio e Lazzaro.






