D. Curatela e allestimento, antichità e modernità: un luogo-contenitore di Spiritualità, la Biblioteca Apostolica Vaticana, può fare assumere a queste opere contemporanee la valenza di arte sacra?, e quindi collegarle in modo ancora più stretto con la valenza simbolica dell’Acqua nelle Sacre Scritture: Male-Bene, Timore-Salvezza?
R. Ogni opera d’arte, esponendosi agli sguardi, passa alle dipendenze di chi la osserva, la interpreta e la giudica. Compie un gesto rischioso e pieno di fiducia, poiché non sa se verrà accolta o rifiutata. In questo, ogni opera d’arte si presenta con grande umiltà. D’altro canto, proprio perché si espongono, una pittura, una scultura, una poesia, una sinfonia si impongono, esigendo una presa di posizione, sia essa favorevole o contraria. In ogni caso, di fronte a un’opera d’arte uno non è più come prima. Lo stesso capita quando una persona entra nella nostra vita: si espone e si impone. Questo vale anche e innanzitutto per Dio che si rivela: si espone (quanto costa questa esposizione lo sa bene il Salvatore Crocifisso) e si impone (quanto costa questa imposizione lo sa bene chi quotidianamente prende e porta la propria croce). Perciò, mi chiedo: una mostra come quella appena allestita nella Biblioteca Apostolica tenta di sacralizzare l’arte contemporanea, o non piuttosto di evidenziare anche la più lieve traccia di sacro nell’arte contemporanea?
D. La cultura nell’era dell’intelligenza artificiale: pensiero e riflessione contro automatismi e istantaneità. Come per la scrittura, il percorso della storia dell’arte è intermediato da innovazioni tecniche (affresco, olio, digitale …). Ora l’Intelligenza Artificiale sta investendo rapidamente la sfera sociale, politica, scientifica, etica e morale; nell’arte, potrà essa convivere, assecondare, stimolare la creatività dei singoli artisti, senza intaccarne e condizionarne la sensibilità personale, la coscienza, la personalità la Fede, l’anima?
R. Quando prese piede la stampa tipografica secondo la procedura ideata da Gutenberg, molti intuirono la prossima fine del libro manoscritto e di tutta l’incantevole ritualità che richiedeva la sua produzione. Alcuni individuarono questo passaggio tecnologico come la fine della cultura. Il tempo ha detto che si sbagliarono. Probabilmente capitò la stessa cosa quando, circa 5000 anni fa, si passò da una trasmissione completamente orale del sapere alla più grande rivoluzione tecnologica di tutti i tempi, vale a dire la scrittura. Non riusciamo a immaginare il trauma. Certo, il libro scritto rappresenta una perdita rispetto all’ascolto vivo di un maestro, ma è anche un evidente guadagno. L’intelligenza artificiale è un fatto troppo recente per stilarne un bilancio definitivo. Serve prudenza, non paura; saggezza e non terrore. L’enciclica del Santo Padre Leone XIV, Magnifica humanitas, invita a non spaventarsi, ma a comportarsi da uomini e donne, consapevoli della propria indiscutibile e insostituibile dignità.
D. Il Tempo in Catastrofe e Meraviglia: avete sottolineato l’attualità di questa mostra. Il tema del Tempo è indissolubile da quello dell’Acqua. Quale è il trait d’union che fa interagire le diverse dimensioni cronologiche della mostra: il tempo geologico dell’acqua, che scorre sulla terra da millenni (e speriamo per altri millenni), il tempo storico della Biblioteca Apostolica Vaticana, e il tempo, presente ma non permanente, delle installazioni temporanee di JR, Moran e Pierangelini.
R. La mostra AQVA si apre con impressionante istallazione Diluvium, opera del maestro JR, un artista contemporaneo francese. Linguaggio e tecnica realizzativa sono a tutti gli effetti odierni. Ma subito balza all’occhio che l’imponente onda è una citazione di un’incisione di Gustave Doré, un classico dell’incisione. Il vero contemporaneo sente che nei classici freme qualcosa di autobiografico, qualcosa della sua stessa biografia e lo fa risuonare con i linguaggi del suo tempo. Perciò, più che di un susseguirsi di epoche, nella storia dell’arte e nella storia tutta, dovremmo parlare di un intreccio di generazioni, dove le precedenti sono tuttora attive in quella presente. Quando questo miracolo si realizza, ci sono buone possibilità che un’opera contemporanea diventi a sua volta un classico.
D. Il rapporto tra Scrittura-Lettura e Arte. Scienza ed Etica si affrontano con difficile conciliazione, Parola e Iconografia sono due strumenti didattici differenti; possono unirsi e formare un unico patrimonio culturale divulgativo, capace di comunicare e promuovere il dialogo in una tormentata attualità globale pervasa di conflitti, divisioni, ingiustizia sociale, precarietà, silenzio, mancanza di Fede, perdita della sacralità della vita e oblio della Meraviglia della Pace?
R. Le più grandi opere umane sono frutto di spiriti capaci di sentire e pensare con logiche molteplici e diverse. Si dice che la grandezza di Einstein non dipendesse innanzitutto dalla sua potenza matematica (ai suoi tempi c’erano fisici molto più raffinati di lui, dal punto di vista matematico), ma dalla forza della sua immaginazione. Senza immaginazione non avremmo le teorie della relatività. D’altro canto, è stato notato che l’immagine dell’universo che traspare dalla Divina commedia (forse Dante l’ha assunta dai mosaici del Battistero di Firenze) è una ipersfera, vale a dire una sfera in quattro dimensioni: lunghezza, altezza, profondità e tempo… Esattamente uno dei modi con cui oggi l’astrofisica immagina il cosmo… Più si assolutizzano un approccio, un metodo e una logica più lo spirito si rattrappisce.
D. La Biblioteca Apostolica, un “cuore pulsante”. La Chiesa ha sempre sostenuto, attraverso i libri, la divulgazione della cultura, ed ha sempre patrocinato la creazione di opere d’arte, veri e propri “caratteri tipografici” stampati sui muri che ci circondano, come vediamo in chiave contemporanea in Pescies di Bill Moran. Che tipo di produzione artistica promuove oggi la Chiesa?, quali temi e valori morali gli artisti di oggi devono esprimere per contrastare la realtà virale ed effimera di parole e immagini nelle reti sociali?, per distanziarsi da un genere di arte prettamente provocatoria, di denuncia negativa, disfattista, immobile nella Catastrofe?, e per procedere verso la Meraviglia, la forza della bellezza, lanciare messaggi di speranza, divenire quindi pro-vocatoria, cioè apostolica?
R. Offro solo uno spunto. Innanzitutto quando parliamo di Chiesa non dovremmo intendere solo la Chiesa europea o occidentale. Non dovremmo quindi pensare esclusivamente all’arte che questa Chiesa ha promosso e promuove e all’atmosfera artistica in cui opera. Dovremmo pensare alla Chiesa anche nella sua espressione africana, asiatica, sudamericana… Lì la Chiesa vibra in atmosfere artistiche diverse. Chissà come e quanto l’arte respirata dalla Chiesa africana o asiatica può ispirare, promuovere e correggere quella occidentale. Avremmo delle belle sorprese.
Intervista di Umberto Squarcia Jr a S.E. mons Giovanni Cesare Pagazzi -Archivista e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa






