L’Aquila acquisisce il trittico dedicato alla Divina Commedia realizzato da Marcello Mariani nel 1995. Un’occasione per riscoprire l’opera del pittore abruzzese, tra informale, spiritualità e memoria della città ferita dal terremoto.
Tre grandi tele, ventisette metri complessivi di pittura, un viaggio attraverso l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso. Il trittico realizzato da Marcello Mariani nel 1995 rimarrà all’Aquila, città natale dell’artista, scomparso nel 2017. Il 31 ottobre scorso, al termine di una procedura di vendita giudiziaria, le opere sono state aggiudicate per 50.000 euro al Comitato di Coordinamento «L’Aquila 2026 – Città Multiverso», grazie al contributo del Consorzio ISEA. L’acquisizione scongiura il rischio di dispersione delle tre tele e ne segna l’ingresso all’interno del patrimonio comunale, in occasione dell’anno in cui il capoluogo abruzzese è Capitale italiana della Cultura.
Concepito come apparato scenografico per la recitazione della Divina Commedia e inaugurato al Forte spagnolo dell’Aquila, il trittico si compone di tre tele di circa nove metri di larghezza e tre di altezza ciascuna, realizzate attraverso una combinazione di tecniche pittoriche e collage. La scelta del soggetto dantesco offre una chiave di lettura particolarmente significativa della ricerca di Mariani, nella quale materia, simbolo e spiritualità concorrono alla costruzione di un linguaggio pittorico difficilmente riconducibile alla sola tradizione figurativa.
Nato all’Aquila nel 1938, Mariani si forma presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, studiando pittura ed avvicinandosi alla scenografia presso il Teatro San Carlo. Dopo una prima personale nel 1954, intraprende una serie di viaggi europei che lo conducono ad Amburgo e Parigi, dove entra in contatto con gli ambienti esistenzialisti. Rientrato in Italia, frequenta il milieu romano di grandi autori ed intellettuali tra i quali Piero Manzoni, Mimmo Rotella e Robert Rauschenberg. Gli anni Sessanta segnano un passaggio decisivo nella sua formazione: le esposizioni internazionali Alternative attuali, organizzate all’Aquila da Enrico Crispolti, gli permettono di approfondire la conoscenza dell’Informale e di avvicinarsi ad Alberto Burri.
Dall’opera di Burri – e da quella di Lucio Fontana – Mariani eredita soprattutto una nuova concezione della superficie pittorica, intesa come luogo fisico nel quale la materia acquista una propria autonomia espressiva. La sua pittura si costruisce attraverso stratificazioni, abrasioni, incisioni e sovrapposizioni, trasformando la superficie in un deposito di segni, frammenti e tracce, un palinsesto nel quale l’atto pittorico sembra coincidere con un processo di sedimentazione.
L’incontro con Joseph Beuys nel 1974 contribuisce ad ampliare ulteriormente gli orizzonti della sua ricerca, rafforzandone la dimensione sociale e spirituale, mentre, alla fine del decennio, i viaggi in Oriente e in Australia – dove entra in contatto con la cultura aborigena – introducono nuove suggestioni simboliche e materiche: ne deriva una pittura nella quale il riferimento all’Informale si accompagna progressivamente alla ricerca di forme archetipiche e segni primordiali.
In questo percorso si inserisce il trittico dantesco del 1995. La monumentale dimensione delle tele, concepite originariamente per accompagnare una rappresentazione, restituisce alla pittura una relazione diretta con lo spazio e con l’esperienza dello spettatore.
Il rapporto con il sacro attraversa del resto una parte significativa della produzione di Mariani. Nel 2006, la mostra I colori del Sacro, curata da Silvia Pegoraro nella chiesa-museo di San Domenico all’Aquila, ne offre una testimonianza particolarmente esplicita: la spiritualità dell’artista si manifesta attraverso un linguaggio astratto, nel quale la forza evocativa dei materiali e dei segni prevale sulla riconoscibilità delle immagini.
Il terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009 segna una svolta nella ricerca di Mariani: il sisma danneggia gravemente a il suo studio, ricavato in una chiesa sconsacrata di via Sassa, nel centro storico. Dalle macerie della città l’artista recupera polveri, frammenti di intonaco e materiali edilizi, incorporandoli nelle proprie opere. La materia pittorica, già protagonista della sua ricerca informale, diviene testimonianza fisica della distruzione mentre i muri, fino ad allora evocati attraverso stratificazioni, abrasioni e sovrapposizioni, entrano concretamente nella composizione. La pittura raccoglie ciò che l’architettura ha perduto, conservandone frammenti e tracce. Nelle opere successive al sisma emergono inoltre figure angeliche, interpretate dal critico Gabriele Simongini come simboli di una possibile ricostruzione materiale e spirituale.
La carriera dell’artista prosegue attraverso importanti riconoscimenti istituzionali: dalla retrospettiva di Palazzo Venezia a Roma nel 2009 alla partecipazione al Padiglione Italia della 54ª Biennale di Venezia nel 2011, fino alle esposizioni postume del Vittoriano e dell’Accademia di Belle Arti di Roma nel 2018. Nel 2021 il MAXXI L’Aquila gli dedica un omaggio, esponendo la Croce Archetipica negli spazi barocchi di Palazzo Ardinghelli.
L’acquisizione del trittico dantesco riporta oggi l’attenzione sulla necessità di conservare e rendere accessibile questo patrimonio. La destinazione museale delle tre tele rimane ancora da definire: tra le ipotesi avanzate figurano il Museo Nazionale d’Abruzzo e il MAXXI L’Aquila, mentre l’Archivio Marcello Mariani potrebbe contribuire alla ricostruzione della storia delle opere attraverso documenti, fotografie e materiali critici.
A diciassette anni dal terremoto, mentre L’Aquila continua a interrogarsi sulla ricostruzione della propria identità urbana e culturale, il ritorno delle opere di Mariani assume un significato che supera il valore dell’acquisizione: per un artista che aveva fatto dei muri, delle stratificazioni e infine delle macerie della propria città la materia stessa della pittura, la permanenza del trittico all’Aquila stabilisce una continuità tra opera e luogo.
Riccardo Giana
Foto per gentie concessione Archivio Marcello Mariani






