La Sagrada Familia di Antonio Gaudì- intervista a Tate Cabré

La Sagrada Familia di Antonio Gaudì | Tate Cabré, intervista.

di Francesco Finocchiaro

 

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Si parla sempre più spesso della possibile beatificazione di Antoni Gaudí: quanto la Sagrada Famillia può essere letta come un’opera di fede, oltre che come un capolavoro architettonico? La sua santità può essere collegata a quest’opera iconica o la si deve ricercare nella sua vita di architetto visionario e mistico?

TC

Gaudí è stato dichiarato “Servo di Dio” nell’anno 2000, Venerabile nel 2025 e forse sarà beatificato proprio in questo 2026, in occasione della visita del Papa a Barcellona il 10 giugno. Quel che è certo è che durante questo Anno Gaudí 2026 si sta parlando molto di più dell’aspetto religioso di Gaudí rispetto a quanto se ne parlò nell’anno Gaudí 2002, quando l’obiettivo principale era spiegarlo al grande pubblico.

Nel suo capolavoro, la Sagrada Familia, architettura e fede sono inseparabili. Ogni elemento architettonico possiede una lettura teologica per sé, in combinazione con altri e nel suo insieme. Dagli elementi più imponenti, come le torri, i portali o le vetrate, fino all’ornamentazione, passando per le forme geometriche, i materiali impiegati, i colori e la loro disposizione… tutto può essere letto come un simbolo religioso. Gaudí lavorò a questo progetto per 43 anni, dai 30 fino alla morte a 73 anni, e ogni episodio della sua vita si riflette nel tempio, come la malattia che lo colpì nel 1911, a seguito della quale progettò la facciata della Passione.

FF

La critica artistica europea del ‘900, sembra aver sottovalutato la figura di Gaudì, e solo in questi ultimi decenni si comincia a rivalutare il suo contributo alla nascita dell’architettura moderna. Tutto questo può essere dipeso dall’isolamento politico che la Spagna ha subito nel periodo Franchista? Oggi è evidente che alcune opere e metodi utilizzati dall’architetto Catalano erano precursori nel movimento moderno. C’è questa consapevolezza oggi tra i critici spagnoli?

TC

Senza dubbio la distruzione parziale del tempio e dell’archivio di Gaudí nel 1936, insieme al successivo isolamento causato dal franchismo, hanno ostacolato la conoscenza di Gaudí a livello mondiale, nonostante gli sforzi di grandi studiosi come Roberto Pane, Bruno Zevi, Kenji Imai, Conrad Kent o George R. Collins a metà del XX secolo.

Sebbene la cerchia ristretta dei collaboratori di Gaudí e i loro discendenti gli siano sempre rimasti fedeli, a Barcellona è esistito un feroce movimento contrario alla continuazione della Sagrada Famiglia, guidato da Oriol Bohigas con i manifesti del 1965 e del 1968. Lo si considerava un progetto anacronistico, tradizionalista, eccessivo… una posizione che si è protratta con le manifestazioni contro le sculture di Subirachs davanti alla facciata della Passione nel 1990 e con il manifesto “Gaudí in allerta rossa” del 2008.

I pregiudizi dell’intellettualità progressista barcellonese hanno fatto sì che né nelle scuole di architettura né nelle facoltà di storia dell’arte si parlasse di Gaudí fino al XXI secolo. Oggi questa opposizione interna è scomparsa e alcuni ideologi dei manifesti degli anni ’60 hanno ritrattato pubblicamente, come l’architetto Óscar Tusquets, lo scultore Subirachs o la storica Raquel Lacuesta.

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La natura non ha fine, è perennemente in evoluzione. La Sagrata Famiglia sembra seguire lo stesso destino. È ispirata alla natura e ne segue le stesse regole. Forme, gerarchie, allegorie, una “mimesis” continua del mondo fitomorfo, zoomorfo e antropomorfo che stupisce lo spettatore da ogni prospettiva. Finirla è un obiettivo? L’idea di un cantiere perpetuo non è forse il grande mistero attrattivo dell’opera, come per la natura? Non c’è un legame con l’incompiuto michelangiolesco?

TC

Sebbene possa sembrare un’idea epica, romantica e michelangiolesca, quella di un’opera in costruzione perpetua non era l’intenzione di Gaudí per la Sagrada Familia, il cui obiettivo fin dall’inizio è sempre stato quello di vederla completata. Molteplici ostacoli lungo il percorso ne hanno ritardato la conclusione: come la crisi dei finanziamenti del 1914, epoca in cui arrivarono i suoi giovani assistenti Puig Boada, Bonet, Ràfols; quella del 1921, quando ricevette il sostegno dell’amico cardinale Vidal i Barraquer che pose la prima pietra della navata centrale; la distruzione subita dal tempio durante la Guerra Civile Spagnola; il passaggio dell’alta velocità (AVE) proprio sotto la via Mallorca; e soprattutto, a partire dal 1975, il conflitto urbanistico nato con la costruzione dell’edificio Núñez y Navarro di fronte alla facciata della Gloria, un’opera frutto della speculazione edilizia che il Comune di Barcellona non avrebbe mai dovuto autorizzare.

FF

C’è una linea continua che unisce la storia dell’architettura a Barcellona. Dalla Cattedrale Gotica, fino al museo di Arte Contemporaneo di Mayer. Antonio Gaudì, sembra essere l’erede della tradizione medievale e il precursore di un linguaggio che innova pur affondando le radici nella storia. Quasi un manifesto dell’architettura che ha condizionato e formato molti architetti, come Miralles per esempio. Può esserci questo legame per parlare di architettura di scuola catalana, che attraversa il tempo nei secoli?

TC

La Scuola Catalana di Architettura in cui si collocano Gaudí e il Modernismo in generale affonda le sue radici nell’articolo-manifesto di Lluís Domènech i Montaner intitolato “Alla ricerca di un’architettura nazionale”, pubblicato sulla rivista La Renaixença nel 1878, proprio l’anno in cui Gaudí si laureò in architettura. L’obiettivo era creare un’architettura propriamente catalana che si focalizzasse sul modernismo, basata sulla tradizione storica ma aperta alla modernità. Antoni Gaudí portò queste idee molto più lontano in chiave personale e strutturale, aprendo le porte alla futura architettura organica. In altre parole, Gaudí ha asfaltato le autostrade su cui hanno viaggiato i grandi nomi internazionali dell’architettura come Frank Gehry, Zaha Hadid, Richard Rogers, Richard Meier, Santiago Calatrava, Norman Foster…

FF

La Sagrata Famiglia è ormai un simbolo riconosciuto della città di Barcellona. Come la torre Eiffel per Parigi o il Colosseo per Roma. Ma per molti visitatori. è solo una scultura incompleta, godibile dall’esterno, una tappa obbligata da fotografare velocemente. Quale è il rapporto con la città e i suoi abitanti? L’opera è una cartolina turistica o un’architettura viva e integrata con la comunità locale?

TC

La Sagrada Familia dà il nome al quartiere, alle fermate della metropolitana e alla maggior parte delle attività commerciali della zona, rappresentando un motivo d’orgoglio per tutti i suoi abitanti da sei generazioni, ovvero da quando iniziarono i lavori nel 1882. Il tempio è cresciuto parallelamente all’urbanizzazione delle strade, integrandosi profondamente nella comunità che vive intorno ad esso. Già all’epoca di Gaudí, i vicini posarono come modelli per le sculture della facciata della Natività, lavorarono nel cantiere e i bambini del quartiere frequentarono la scuola che Gaudí costruì per loro nel 1909, celebre per i conoidi delle sue pareti e delle coperture.

FF

In pochi si soffermano sull’adiacente scuola progettata da Antonio Gaudì sia sul piano architettonico – e penso all’influenza che può aver avuto nelle forme contemporanee dell’architettura, come il mercato di Santa Caterina di Miralles a Barcellona o l’aeroporto di Barrajas a Madrid – che sul piano sociale, immaginando un cantiere dove i figli degli operai potevano studiare. Un modello di welfare per l’’800 molto innovativo.

TC

Le cosiddette scuole provvisorie della Sagrada Familia sono il piccolo gioiello che Gaudí pagò di tasca propria nel 1909 e che la giunta costruttrice del tempio ha sempre avuto molta cura di preservare. Le Corbusier e Walter Gropius le considerarono pura geometria matematica e se ne innamorarono nella seconda decade del XX secolo. Le Corbusier si ispirò alla loro geometria per i suoi insediamenti in India, mentre Gropius, affascinato, ne inviò le foto ai suoi colleghi tedeschi. Furono distrutte durante la Guerra Civile e successivamente ricostruite. A causa dell’avanzamento dei lavori della navata centrale, nel 2002 dovettero essere trasferite pezzo per pezzo nella loro attuale collocazione, un progetto guidato da Mariona Bonet Agustí, figlia dell’ex architetto-direttore Jordi Bonet Armengol, nipote del parroco della Sagrada Familia Lluís Bonet Armengol e nipote dell’assistente di Gaudí, Lluís Bonet Garí. Una saga familiare di architetti “gaudiniani” che continua a lavorare nel tempio come esempio di fedeltà a quel progetto che Gaudí non aveva fretta di finire, come dimostrava quando indicava il cielo con un dito argomentando: “Il mio cliente non ha fretta”.

 

foto@Tate Cabré

 TATE CABRÉ MASSOT (Reus 1965)Storica dell’architettura, giornalista culturale e guida ufficiale della Generalitat de Catalunya, Tate Cabré è una delle principali studiose del Modernismo catalano e dell’opera di Antoni Gaudí. Dottore in Comunicazione e Giornalismo presso l’Universitat Autònoma de Barcelona, ha insegnato in diverse università spagnole e internazionali, sviluppando un percorso di ricerca interdisciplinare tra architettura, patrimonio culturale e divulgazione storica. La sua attività scientifica si concentra sul Modernismo, il Noucentisme, il Razionalismo e l’architettura coloniale, con particolare attenzione al patrimonio catalano e ai rapporti culturali tra Catalogna e Cuba. Autrice di numerosi saggi, guide e studi monografici, ha dedicato importanti ricerche a figure come Josep Puig i Cadafalch, Lluís Domènech i Montaner e Josep Maria Jujol. Tra le sue pubblicazioni più significative si distinguono Gaudí arquitecto de la Naturaleza, 50 Meravelles del Modernisme de Barcelona e la trilogia dedicata all’architettura modernista, noucentista e industriale del Camp de Tarragona e delle Terres de l’Ebre. Parallelamente all’attività editoriale, ha collaborato a documentari, programmi televisivi e progetti culturali internazionali dedicati all’eredità architettonica catalana. La sua ricerca unisce rigore storico e capacità divulgativa, contribuendo alla valorizzazione del patrimonio architettonico mediterraneo del XX secolo e alla diffusione internazionale della cultura modernista catalana.

 

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